Tutti i giocatori di calcio a cinque sanno bene che in questo sport il rischio di lesioni o infortuni, o detto in parole povere, il rischio “di farsi male” è presente e non trascurabile. Programmi di sorveglianza epidemiologica sul tasso di infortuni hanno dato a volte risultati sorprendenti: ad esempio, uno studio condotto in Olanda e pubblicato nel 2009 sul Clinical Journal of Sports Medicine ha evidenziato come il calcio a cinque fosse tra i primi 10 sport in quanto a numero assoluto di lesioni tra i suoi praticanti, così come anche secondo il parametro relativo a incidenza di lesioni ogni 10.000 ore totali di partecipazione, chiaramente suddivise tra più atleti. Il rischio traumatico è risultato essere anche superiore a quello del calcio a 11. Secondo altri studi, i distretti corporei più colpiti sono ovviamente gli arti inferiori (70% del totale), seguiti da testa e collo (12%) e, in misura minore, arti superiori e torso; se consideriamo invece il tipo di trauma, ci troviamo ad avere traumi contusivi nel 44% dei casi e distorsioni nel 20%.

In una delle nostre “pillole” precedenti ci siamo già occupati del come prevenire gli infortuni. Fermo restando che questo non è possibile nella totalità dei casi e che, come evidenziato dai dati precedenti, le lesioni nel calcio a cinque sono purtroppo relativamente frequenti, ci occuperemo ora di fornire alcuni elementi utili al primo soccorso, da prestare sul campo di gioco al calciatore che si è appena infortunato.

Ovviamente le lesioni che possono capitare durante una partita non sono tutte uguali tra di loro; le sensazioni soggettive del giocatore coinvolto, così come l’esperienza dei compagni o il giudizio di chi ha assistito alla scena sono elementi utili per poter formulare una prima diagnosi o per poter fare considerazioni sulla gravità di un trauma, così come sulla possibilità che il giocatore debba abbandonare definitivamente il terreno di gioco. Giova a questo punto ricordare che la sensazione di dolore non è l’unica discriminante quando bisogna decidere se il giocatore possa continuare o meno la partita: anzi, spesso il dolore può essere sottovalutato o diminuito dalla concitazione e dalla tensione nervosa della partita. Occorre pertanto prestare attenzione anche ad altri “campanelli d’allarme” indipendenti dal dolore, come può essere ad esempio una sensazione di “instabilità” articolare che può comparire quando si prova a mobilizzare nuovamente un arto infortunato, spia di una possibile lesione legamentosa in fase inziale e che può essere aggravata da un troppo precoce rientro in campo.

Uno dei capisaldi del primo soccorso in caso di lesioni dei tessuti molli (quindi ad esempio lesioni muscolari, ma anche distorsioni di caviglia ecc.ecc.) è il cosiddetto metodo RICE, acronimo inglese dove R sta per REST (Riposo), I sta per ICE (ghiaccio), C sta per COMPRESSION (Compressione), E sta per ELEVATION (Elevazione). Applicando questo protocollo, il distretto corporeo colpito deve essere ovviamente messo a riposo, trattato con ghiaccio ed un bendaggio compressivo e sistemato in posizione elevata rispetto al resto del corpo o comunque, se possibile, in posizione più alta rispetto a quella del cuore. Lo scopo di questa procedura è quello di inibire già nella fase iniziale il processo infiammatorio che si instaura in caso di un evento traumatico, riducendo lo stravaso ematico e/o la formazione di edema e gonfiore dei tessuti; idealmente si cerca pertanto di “limitare i danni” e accelerare il processo di recupero delle condizioni precedenti il trauma. L’applicazione del RICE viene consigliata per almeno 48-72 ore; tuttavia, qualora non si osservi un miglioramento o le condizioni lo consiglino, è sempre meglio rivolgersi ad un professionista adeguato che sappia applicare ed individualizzare le linee guida come meglio si addice al singolo soggetto e alle proprie condizioni. Esistono infatti, comunque, diverse versioni del metodo RICE e nuove evidenze sembrano suggerire come, soprattutto nelle lesioni tendinee, altri approcci sembrano essere più validi, come quello definito dall’acronimo MEAT (Movimento-Esercizio-Analgesici-Trattamento). Tuttavia in questa sede ci sentiamo di consigliare il metodo RICE come primo intervento sul campo, in quanto facilmente adottabile anche da personale non esperto, in attesa di un migliore giudizio da parte di personale qualificato.

Un altro tipo di problema fisico che si può frequentemente verificare è quello dei crampi, involontarie e tenaci contrazioni muscolari che possono essere molto dolorose e si verificano tipicamente nelle fasi finali di un incontro, a testimonianza di come la fatica muscolare e la disidratazione abbiano un ruolo importante nella loro insorgenza. In questi casi l’approccio da seguire è molto diverso da quello del RICE: occorre allungare delicatamente (con manovre simili a quelle dello stretching) e massaggiare il muscolo colpito dal crampo, tenendolo in posizione allungata fino a quando il dolore non si ferma; è utile applicare calore invece del ghiaccio, perlomeno fino a quando permangono la contrazione e la rigidità muscolare.

Quanto detto si applica entro certi limiti a tutte le situazioni più frequenti che si possono verificare nel calcio a cinque: ovviamente, nei casi di maggiore importanza dove si arrivi a sospettare una frattura o una rottura legamentosa, l’unica cosa da fare è immobilizzare la lesione colpita ed assicurare all’infortunato un trasporto in ospedale meno traumatico e più comodo possibile. I casi di traumatismi gravi, con traumi cranici e/o alla colonna vertebrale con possibili esiti neurologici sono per fortuna rari nel calcio a cinque, ma tuttavia possibili e già riportati nelle casistiche. In queste situazioni si raccomanda, al contrario, di evitare di mobilizzare l’infortunato in quanto, come dimostrato da numerose ricerche, in caso di traumi spinali errate manovre o manipolazioni successive al trauma hanno effetti più nefasti di quelli direttamente attribuibili al trauma stesso; occorre quindi chiamare l’ambulanza nel più breve tempo possibile ed evitare di adottare qualsiasi procedimento particolare, a meno che non si abbiano le competenze per farlo.

Il discorso cambia nuovamente nel caso, per fortuna eccezionale, di sincope (perdita di coscienza) che avvenga senza causa apparente nel corso di una partita; in questo caso è di importanza cruciale che vengano valutati la pervietà delle vie aeree ed il battito cardiaco della persona incosciente. In caso di arresto cardiorespiratorio, infatti, ogni minuto può fare la differenza e non si può semplicemente restare ad attendere l’arrivo dei soccorsi ma occorre cominciare le manovre di Basic Life Support ed utilizzare il defibrillatore semiautomatico (che è in grado di riconoscere se il paziente è in arresto cardiaco oppure no). Ricordiamo che la Sportware richiede obbligatoriamente a tutti i centri sportivi partner la dotazione di un defibrillatore oltre ad aver formato tutti i propri arbitri BLSD.

Abbiamo visto come nel calcio a cinque i traumi possano essere relativamente frequenti e molto diversi tra loro per tipo, sede della lesione, gravità. Ancora una volta, raccomandiamo di curare gli aspetti legati alla prevenzione e, non da ultimo, evitare comportamenti pericolosi e/o caratterizzati da eccessiva aggressività ed agonismo; troppo spesso si vedono giocatori che sembrano “dimenticare” come, in ambito di sport amatoriale e quindi fuori dalle logiche del professionismo, la priorità non dovrebbe essere il risultato ma bensì il piacere di praticare un’attività fisica salutare e divertente.
Dott. Gianlorenzo Daniele

Specialista in Medicina dello Sport

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